L’età giovane

Il nuovo film dei Dardenne sull'integralismo e sull'influenza dei maestri, senza false reticenze ma anche senza abbandonare la speranza.

dal 7 novembre 2019

Descrizione

L’ETA’ GIOVANE  di Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne (Belgio 2019, 84′)

Ahmed ha 13 anni, vive in Belgio ed è entrato nella spirale dell’integralismo musulmano a causa dell’indottrinamento di un imam che, tra le altre cose, gli ripete che la sua insegnante di lingua araba, anch’essa musulmana, è un’apostata. L’uomo lo plasma a tal punto che il ragazzo è determinato a compiere un omicidio in nome di quelle convinzioni. Ahmed diventa sempre più imperscrutabile, rifiutando qualunque contatto, anche con gli animali…

Un film sulle dinamiche psicologiche alla radice degli integralismi e sull’influenza dei maestri, senza false reticenze ma anche senza abbandonare la speranza nell’animo umano.

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Ahmed ha 13 anni ed è entrato nella spirale dell’integralismo musulmano grazie all’indottrinamento di un imam che, tra le altre cose, gli ripete che la sua insegnante di lingua araba, anch’essa musulmana, è un’apostata. Ahmed che venera un cugino martire dell’Islam, decide allora di procedere autonomamente e di passare all’azione nei suoi confronti.

Considerato il clima politico-sociale italiano sul tema dell’immigrazione e della presenza dei musulmani una premessa diventa necessaria affinché il film non venga letto come un facile j’accuse ai seguaci di Maometto. Nei titoli di coda si può leggere il ringraziamento al Ministro per la gioventù e lo sport belga che si chiama Rachid Madrane. Dal nome non è difficile comprendere che si tratta di un belga di origini marocchine. Situazione che da noi solleverebbe l’indignazione di una parte consistente dell’elettorato e che nell’attualmente meno rissoso Belgio (dove non sono mancati, non dimentichiamolo, sanguinosi attentati) permette invece a quel ministro di sostenere un film che è anti-integralista ma non per questo antimusulmano.

La radicalizzazione del ragazzino è a un livello tale da manifestarsi compulsivamente anche nella gestualità e da rendere praticamente fallimentari i tentativi di tutti coloro che lo circondano. Che reagisca insultando in famiglia o che rifiuti il benché minimo contatto con l’altro sesso o con gli animali (questi sono solo due esempi della sua rigidità di fatto onnicomprensiva) nulla sembra riuscire a scalfire la corazza che gli è stata costruita addosso su misura e che ora ne limita qualsiasi movimento intellettuale o affettivo.

I Dardenne, che, come è noto, sono attentissimi alla scrittura dei loro film dopo un terzo della vicenda si permettono di spiazzare gli spettatori suggerendo una possibilità di ripensamento. Si tratta di un’iniziale inversione di marcia che non trova apparenti giustificazioni alla quale però sia chi è in sala sia educatori e psicologi che accompagnano Ahmed in un tentativo di recupero vogliono poter credere. Perché i due registi belgi non hanno mai smesso di sperare nelle persone che mettono in scena senza per questo voler ricercare accomodanti happy end.

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(Giancarlo Zappoli, MYmovies.it)