Il cineforum del mercoledì al Garibaldi di Prato

Dal 14 gennaio al 25 marzo 2026, dieci appuntamenti con la rassegna CineFo', il cineforum del mercoledì al Garibaldi di Prato.

Dal 14 gennaio al 25 marzo 2026 @Cinema Il Garibaldi di Prato

Descrizione

CineFo’

Il cineforum del mercoledì al Garibaldi di Prato. 

Dal 14 Gennaio al 25 Marzo 2026

Al Garibaldi di Prato torna il Cineforum con una nuova stagione che presenterà un ciclo di bellissimi lungometraggi, molto diversi tra loro, capaci di farci riflettere sulle contraddizioni della società contemporanea. Una bella occasione per partecipare attivamente all’appuntamento settimanale più cinefilo in città. Un “club” per spettatori curiosi, interessati, appassionati e “divoratori” di cinema di qualità. Una selezione di storie raccontate da importanti registi del panorama internazionale per parlare di temi profondi ed universali. Molti i titoli proposti in versione originale, con sottotitoli in italiano, per restituire le atmosfere e il “suono” dei film così come pensati dai registi.

A presentare e moderare le serate Carlo Pellegrini, architetto e grande appassionato di cinema, con anni di esperienza in rassegne e incontri cinematografici.

Rassegna realizzata in collaborazione con la Fondazione Culturale Stensen di Firenze in partnership con Fonderia Cultart, Associazione Fil Rouge unità locale Prato.

 

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14 Gennaio – 25 Marzo 2026

Proiezioni mercoledì ore 20.30

Tutte le proiezioni e gli incontri si terranno al Cinema Il Garibaldi di Prato – Via Garibaldi 69

(parcheggio più vicino, piazza Mercatale)

 

Ingresso:

Biglietto unico a proiezione € 7,50

www.ilgaribaldi.it


Programma Gennaio – Marzo 2026

Mercoledì 14 gennaio

40 secondi di Vincenzo Alfieri (Italia 2025, 121min) alla presenza del regista

 

Per iniziare il nuovo anno del CineFò, abbiamo deciso di partire con un film dal forte impatto emotivo e di parlarne con il regista Vincenzo Alfieri, che sarà presente in sala. Ispirato all’omonimo libro della giornalista e saggista Federica Angeli, sulla storia realmente accaduta a Willy Monteiro Duarte, vittima di un mortale pestaggio avvenuto il 6 settembre 2020, “40 secondi” è un film intenso, capace di raccontare, con ritmo incalzante, una drammatica storia vera. Con una regia immersiva (i fatti sono narrati attraverso quattro punti di vista differenti) ed un cast composto da giovani e sorprendenti talenti, il film esplora la banalità del male, la fragilità sociale e la rabbia adolescenziale senza spettacolarizzare, ma analizzando le dinamiche che generano questi comportamenti. 40 secondi” non lascia scampo: ci costringe a guardarci dentro, a interrogarci su come sia possibile tanta ferocia e su quanto sottile sia il confine tra bene e male.

   “Quanto tempo ci vuole perchè tutto cambi per sempre?”


Mercoledì 21 gennaio

I colori del tempo di Cedric Klapisch (Francia 2025, 126min) lingua originale francese con sottotitoli in italiano.

 

In una delle sale ovali che ospitano Les Nymphéas di Claude Monet all’Orangerie si sta girando uno spot per una rivista di moda. La top model di turno protesta: non solo l’arte le ruba la scena, ma “il giallo del vestito fa a pugni con i colori del quadro”. “Cambiamo il vestito?”, propone incauto il filmaker. Sarebbe eresia. “Non puoi cambiare colore al quadro?”. I colori del tempo” inizia con questa sequenza per poi diventare una bellissima “fiaba” che, dialogando con la storia, con l’arte e con quello che la globalizzazione ci ha fatto diventare, mette in scena una riuscitissima e sorprendente commedia, arricchita da un cast in stato di grazia. L’ultima fatica cinematografica di Cedric Klapisch, ormai uno dei maestri indiscussi dei film corali, è un lungometraggio che attraversa le generazioni, raccontando la storia di quattro lontani cugini sconosciuti che, ereditando una vecchia casa abbandonata in Normandia, scopriranno di essere legati da una comune antenata: Adèle, una donna vissuta alla fine dell’Ottocento. Esplorando vecchi oggetti e documenti, ricostruiranno la vita di Adèle ed il suo passato artistico e sentimentale, creando un parallelo, visivamente coinvolgente, tra il presente dei cugini e la vivace Belle Époque parigina, tra leggerezza e romantica nostalgia.

 

   “Ci vuole coraggio per essere romantici.”


Mercoledì 28 gennaio

Le città di pianura di Francesco Sossai (Italia 2025, 98min) 

 

“Le città di pianura” è una piacevole stranezza nel panorama del cinema contemporaneo italiano, è un “on the road” sotto effetto alcolico. Un film che cita “Il sorpasso” di Dino Risi, riuscendo a fare qualcosa di completamente diverso. Una sorta di cinema alla Aki Kaurismäki ma in salsa veneta. Le città di pianura” non è una commedia in senso tradizionale, ma si ride. Non è il classico film italiano in cui i personaggi si spostano dal nord al sud, ma si viaggia molto. Attraversando il Veneto delle campagne e dei paesini, con soste esilaranti in ville di nobili decaduti e alla bellissima Tomba Brion, il regista Francesco Sossai mette in scena una storia che apre continuamente trame nuove e vicende che non saranno mai chiuse, né andranno da alcuna parte. Un caos narrativo bellissimo e mai fastidioso, alimentato dall’alcol non per stordirsi, ma per tenere uno stile di vita piacevolmente alterato, leggero e soffice. Il tanto che basta per non tornare mai sobri. L’utilizzo narrativo di alcuni stereotipi accompagna lo spettatore che, se all’inizio del film riderà dei tre atipici protagonisti, i due amici “beoni” Doriano e “Carlobianchi” ed il giovane Giulio, successivamente scoprirà di ridere insieme a loro, fino al tenero finale.

 

   “Avevamo scoperto il segreto del mondo ma non ce lo ricordiamo.”


Mercoledì 4 febbraio

Father mother sister brother di Jim Jarmusch (USA 2025, 110min) lingua originale inglese con sottotitoli in italiano 

 

“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo” (Anna Karenina – Lev Tolstoj).   Il film vincitore dell’ultimo Festival di Venezia, è un racconto minimalista sui rapporti familiari. Diviso in tre episodi, all’apparenza scollegati, il film di Jim Jarmusch parla di piccole cose e lo fa con una certa grandezza! Father mother sister brother è un film, dal cast sontuoso, che smonta il concetto di famiglia tradizionale, o meglio ci mostra con ironia ed una leggera “cattiveria”, come i rapporti familiari non siano sempre e per forza i migliori che possiamo avere. Imbarazzi, silenzi, sorrisi di circostanza, frasi non dette, rancori covati, ma anche rapporti fortissimi, diventano la cifra stilistica di un film che parla di padri, madri e figli che hanno smesso di “conoscersi” o forse si conoscono meglio di chiunque altro. Ad unire i tre episodi alcuni elementi ricorrenti, piccoli dettagli: ci sono gli skaters per le strade di ognuna delle location dove sono ambientate le storie (New Jersey, Dublino e Parigi); ci sono le inquadrature dall’alto delle tavole con le tazzine e i pasticcini per ricevere gli ospiti o per prendere un caffè in un bar; i brindisi “improbabili”, “si può brindare con l’acqua o il caffè?”. Father mother sister brother è un film sulle piccole cose che ci appartengono e ci aiutano a riconoscerci, con il quale Jim Jarmusch ci ha voluto raccontare, alla sua maniera, una delle molte dimensioni possibili dell’amore familiare.

   

   “Tre storie, tre famiglie, un leone d’oro.”


Mercoledì 11 febbraio 

Buon viaggio, Marie di Enya Baroux (Francia 2025, 97min) lingua originale francese con sottotitoli in italiano 

 

Un’ opera prima toccante, divertente, intensa e commovente. La trentaquattrenne Enya Baroux sceglie di esordire alla regia con un argomento delicato, quello del suicidio assistito, prendendo spunto dalla vicenda personale della propria nonna, alla quale il film è dedicato. Marie (Hélene Vincent) è una ottantenne con una recidiva oncologica, che decide di andare a Zurigo, in una clinica specializzata, per porre fine alle sue sofferenze. Il figlio Bruno (David Ayala) alle prese con gravi problemi economici e la nipote Anna (Juliette Gasquet) con l’imbarazzo delle prime mestruazioni, sono all’oscuro della decisione; l’unico che supporta Marie è l’operatore sanitario Rudy (Pierre Lottin), appena sospeso dal suo lavoro per inefficienza. I quattro partiranno verso la Svizzera in camper, dando vita ad un “on the road” intelligente, delicato e ricco di momenti divertenti. Buon viaggio, Marie” è una commedia drammatica dal ritmo travolgente, capace di giocare con le corde della commozione e con gli equivoci. Il cast, perfettamente affiatato, è l’arma in più di questo bellissimo film, sul diritto all’ autodeterminazione di ogni singolo individuo. Un modo elegante e consapevole per dire addio.

 

   “Una toccante e divertente ballata sulla dignità dell’essere umano.”


Mercoledì 18 febbraio 

No other choice di Park Chan-wook (Corea del sud 2025, 139min) 

 

Man-su, specialista nella produzione di carta, con venticinque anni di esperienza, è così soddisfatto della vita da potersi dire sinceramente: “Ho tutto!”. Trascorre felicemente le sue giornate con la moglie Miri, i due figli e i due cani, finché un giorno viene improvvisamente informato dalla sua azienda di essere stato licenziato. “Ci dispiace. Non abbiamo altra scelta”. Man-su giura di trovare un nuovo lavoro entro i successivi tre mesi per il bene della famiglia, ma la concorrenza è alta e allora anche lui non avrà altra scelta… Park Chan-Wook porta sul grande schermo una miscela riuscita di thriller, dramma e commedia nera. Un film ricco di un umorismo grottesco e di cinismo amaro. Liberamente tratto dal romanzo The Axe” di Donald Westlake (già oggetto di una bella trasposizione cinematografica dal titolo “Cacciatore di teste” diretto da Costa-Gavras), “No other choice” è un feroce ritratto della società contemporanea. Quello che vi aspetta è un film politico, spietatamente sociale e brillantemente “nero”, che unisce critica al capitalismo, analisi della crisi lavorativa, lotta di classe e dramma esistenziale, attraverso una tagliente commedia caratterizzata da un’eleganza formale impeccabile. Riderete delle disgrazie altrui e delle nostre…

 

   “Dobbiamo fare i conti con l’impossibilità del bene.”


Mercoledì 25 febbraio

La grazia di Paolo Sorrentino (Italia 2025, 133min) 

 

Paolo Sorrentino firma il suo undicesimo lungometraggio, mettendo in scena i tormenti, le malinconie, le debolezze e l’indolenza burocratica di un fittizio Presidente della Repubblica italiana, Mariano De Santis, giunto agli ultimi sei mesi del suo mandato. Toni Servillo (alla sua settima collaborazione con il regista partenopeo) incarna un personaggio profondamente umano (fuma, ascolta il rap di Guè Pequeno ed è perennemente costretto a dieta dalla figlia), che non ha mai elaborato il lutto per la perdita della moglie Aurora. La grazia è un film sull’amore. Un amore quasi processuale, un amore in contumacia, un amore da portare sul banco di un unico imputato: noi stessi, e chi siamo veramente! Anche la legge sull’eutanasia che De Santis deve ancora firmare e le due richieste di grazia che aspettano sulla sua scrivania, in fondo, sono legate allo stesso sentimento. Ma sono anche la storia del suo amore. Di quello che gli ha dato, di quello che gli ha tolto e di quello che ancora lo aspetta. La grazia” è un film dove l’ironia sagace si mescola a una profonda indagine etica. Sorrentino firma un ritratto umano solenne, commovente e struggente sulla bellezza del dubbio e la responsabilità dei nostri giorni: tra simbolismi, citazioni pop ed una serie di godibili confronti del protagonista con la figlia Dorotea (una bravissima Anna Ferzetti); con il colonnello Massimo Labaro (un fedele e complice Orlando Cinque); con la straordinaria amica Coco Valori (Milvia Marigliano, in tutto il suo splendido amorevole cinismo).

   

   “Di chi sono i nostri giorni?”


Mercoledì 4 marzo 

 Sentimental value di Joachim Trier (Norvegia 2025, 132min) 

 

Gustav Borg (Stellan Skarsgård) rivede le figlie Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleas) dopo molto tempo. A riunirli è il funerale dell’ex-moglie e madre delle ragazze. L’uomo sta per tornare a girare un film dopo quindici anni e propone il ruolo da protagonista a Nora, affermata attrice di teatro, quello di sua madre che è morta suicida. Ma lei rifiuta. Così in occasione di una retrospettiva che gli è stata dedicata, conosce Rachel Kempf (Elle Fanning), una giovane star hollywoodiana a cui offre la parte. Questo, oltre al fatto che la lavorazione è prevista proprio nella casa dove Gustav ha abitato con la sua famiglia, alimenta ancora di più il rapporto conflittuale con le figlie riportando a galla dolorosi ricordi… Sentimental Value è un film che parla di teatro, di cinema, di famiglie di attori, di case che contengono memorie e vita e di relazioni sentimentali. Joachim Trier mette in scena un lungometraggio che, citando Woody Allen, Assayas e Bergman, riesce ad esprimere al meglio la cifra stilistica che definisce la sua personale idea di cinema, perfettamente calata nel mondo in cui viviamo. Sentimental Value è un film in cui i sussurri sono più forti delle grida e dove il teatro della vita si consuma davvero sul palcoscenico e sul set, in un sensibile cortocircuito tra realtà e rappresentazione. Preparatevi a fare i conti con un’opera intima e poetica capace di portarci dentro ad una famiglia “spezzata” e a farci dialogare con l’eredità invisibile dei sentimenti. 

 

   “Alla fine il cinema è come la vita: un tentativo continuo di dare senso al caos.”


Mercoledì 11 marzo

Mio fratello è un vichingo di Anders Thomas Jensen (Danimarca 2025, 116min) 

 

Manfred, uomo maturo afflitto da problemi mentali, viene incaricato dal fratello maggiore Anker di sotterrare una borsa piena di denaro rubato. Dopo quindici anni di galera, Anker tenterá di riprenderseli con l’aiuto di Manfred, che intanto dice di essere John Lennon in persona e non si ricorda dove ha nascosto il malloppo… Mio fratello è un vichingo è la nuova commedia (ma è riduttivo definirla così) del regista e sceneggiatore Ander Thomas Jensen, abituato a lavorare sempre con un gruppo di “fedelissimi” e straordinari attori, capitanati dal bravissimo Mads Mikkelsen. In tutti i suoi film (questo è il suo sesto) l’umorismo nero diviene pretesto narrativo per affrontare tematiche ben più profonde. Quella che il regista racconta, in pieno stile cinematografico del Nord Europa,  è la storia di un gruppo sconclusionato di esclusi e perdenti che, attraverso il gioco del caso e dell’assurdo, riesce a creare un rapporto di solidarietà ed amicizia. Tra colpi di scena, sequenze splatter, momenti esilaranti, incidenti di percorso, una delle più strampalate reunion dei Beatles che si sia vista sul grande schermo e flashback rivelatori, “The last viking” (questo il titolo originale) finisce per essere una bellissima “fiaba”, che parla di inclusività e accettazione dell’altro.

 

   “Nessuno è menomato se tutti lo sono.”


Mercoledì 25 marzo 

Dead man’s wire di Gus Van Sant (USA 2025, 105min) lingua originale inglese con sottotitoli in italiano 

 

Indianapolis, febbraio 1977. Un uomo di 44 anni, Tony Kiritsis si reca nella sede della Meridian Mortgage Company, una società di assicurazioni e mutui, e prende in ostaggio Richard Hall, il figlio del proprietario. Con un marchingegno assurdo ma efficace, un fucile annodato con un fil di ferro al collo della vittima, tiene in scacco per vari giorni le forze dell’ordine. L’ultima fatica cinematografica di Gus Van Sant è la ricostruzione di una storia vera, l’impresa disperata di un uomo in cerca di vendetta e di un rimedio alle ingiustizie subite dall’avidità degli speculatori, dopo aver visto andare in fumo gli investimenti fatti con i suoi risparmi. Seppure l’ambientazione sia quella degli anni ’70, Gus Van Sant riesce a mantenere un occhio estremamente contemporaneo, creando numerosi parallelismi con il presente. Il lungometraggio diventa quindi una metafora della società attuale, una critica feroce al capitalismo imperante e alla morbosa spettacolarizzazione dei media, delineando una lotta di classe in cui non esistono vincitori, ma solo uomini che tentano disperatamente di delineare un nuovo destino, dove il confine tra vittima e carnefice è estremamente sottile, trasformando una piccola storia particolare in un simbolo universale. Dead man’s wire” è un film in perfetto equilibrio tra dramma e commedia nera, con un ritmo che vi coinvolgerà fin da subito. Amerete i due protagonisti Bill Skarsgård e Dacre Montgomery e anche la partecipazione di Al Pacino… Un film tragico che vi farà sorridere vostro malgrado.

 

   “Il sistema americano si nasconde dietro un Winchester calibro 12!”