L’occhio di vetro

A partire dal diario di guerra del prozio, Duccio Chiarini ricostruisce un mosaico inedito della storia d'Italia, che deve ancora fare i conti con i fantasmi del proprio passato.

venerdì 4 giugno 2021 ore 20.30

Descrizione

L’occhio di vetro di Duccio Chiarini (Italia 2020, 75’) – anteprima alla presenza del regista

 

in collaborazione con il Festival dei Popoli

 

È il 26 aprile 1945. Ferruccio Razzini, un ragazzo pisano di quindici anni figlio di un eroe della Prima Guerra Mondiale, si ritrova a combattere tra le fila degli ultimi difensori della Repubblica di Salò, senza sapere che Mussolini è già morto e che l’Italia è stata appena liberata. Nel suo diario di guerra Ferruccio racconta anche la storia del padre Giuseppe, fervente fascista, e i destini delle due sorelle maggiori, Liliana e Maria Grazia, sposate l’una con un fascista l’altra con un partigiano comunista, attive sui fronti opposti della guerra civile.

Dopo Hit the Road, nonna, Duccio Chiarini, con una raffinata cifra stilistica in grado di tenere la narrazione in equilibrio tra commedia e tragedia, indaga un altro versante della storia della propria famiglia, a partire da quelle pagine del prozio che portano lo spettatore a ripercorrere la storia del nostro paese tra le due Guerre così come è stata vissuta dai suoi lontani parenti.

Materiali d’archivio, fotografie e lettere contribuiscono a comporre un mosaico nel quale un momento cruciale della Storia d’Italia prende forma attraverso la lente di complesse dinamiche familiari.

“Non ricordo esattamente il giorno in cui, bambino, venni a sapere che i miei nonni materni erano stati fascisti; né tantomeno ricordo come venni a saperlo, ma ricordo perfettamente il giorno in cui, ormai adolescente, mi resi conto di quello che ciò significava. Quel giorno la parola fascismo uscì dai libri di scuola e si frappose come nebbia tra me e le persone più amate, rendendo improvvisamente torbido tutto ciò che per anni era stato cristallino”.

Il regista scava dunque nel rimosso di un trascorso intimo e collettivo al tempo stesso, in un viaggio appassionante nelle mutevoli sorti di un Paese che non ha ancora finito di fare i conti con i fantasmi del proprio passato.