Lou Von Salomé

La storia della scrittrice e psicanalista tedesca Lou Von Salomé, che ispirò Nietzsche, Rilke e Freud.

dal 3 ottobre 2019

Descrizione

LOU VON SALOME’ di Cordula Kablitz-Post (Germania, Austria 2016, 113′)

 

Gottinga, 1933. Lou von Salomé, celebre filosofa, scrittrice e psicanalista, vive reclusa in casa da quando i nazisti bruciano i libri in piazza e proclamano la psicanalisi una scienza ebraica illecita. Ma alla sua porta bussa Ernst Pfeiffer, germanista in crisi professionale e coniugale, che sollecita il suo aiuto. Lou decide di assisterlo in cambio di una lunga confidenza. Quasi cieca a causa del diabete, detta a Ernst le sue incredibili memorie. Comincia allora il racconto di un’esistenza romanzesca e tormentata che debutta nella comunità tedesca di San Pietroburgo, consuma relazioni travolgenti con Nietzsche, Rilke e Freud e celebra una vita intellettuale spesa tra il XIX e il XX secolo. In faccia agli uomini e armata di una fede incrollabile nella condivisione delle idee, Lou von Salomé conserverà la propria indipendenza per inventare il suo (grande) destino.

Grandi occhi blu affamati, lunghi capelli biondi legati in trecce, fronte alta, intelligenza ostinata, spirito libero e cosmopolita, Lou von Salomé, nata a San Pietroburgo il 12 febbraio del 1861, all’indomani dell’emancipazione dei servi, è il grande soggetto del film di Cordula Kablitz-Post.

Diversamente dagli uomini prestigiosi che ha ispirato e stregato, e a cui ricorrono sovente gli studiosi per definirla, Lou von Salomé è finita nell’oblio. Pioniera della storia dell’indipendenza femminile, che adottò uno stile di vita e di pensiero unico per il suo tempo, Lou von Salomé è purtroppo meno conosciuta degli spiriti che ha infiammato.

Amica di Nietzsche, che le chiederà la mano senza successo, amante di Rilke, sposa di Andreas, ‘sorella’ di Rée, Wedekind, Schnitzler, Hofmannsthal e discepola eterodossa di Freud, si guadagnò una libertà straordinaria in quel centro del mondo dominato dagli Asburgo, dove regnò, scrisse, amò, appassionò fino al suicidio, innamorò perdutamente e rifiutò sentimentalmente i più grandi intellettuali dell’epoca, un eloquente tableau de chasse.

L’autrice di diari, memorie, racconti, poemi, romanzi, articoli, saggi su Nietzsche, lettere aperte a Freud e contributi illuminanti alla psicanalisi nascente, considerava che il matrimonio e la maternità avrebbero condannato immediatamente la donna alle dipendenze di un uomo, alienandole ogni chance di parità. Nella prima giovinezza rifiuta perciò il piacere carnale e successivamente il matrimonio. Questa resistenza, unita al suo ingegno, alla sua eleganza e alla sua eloquenza, suscitava il desiderio e la rendeva irresistibile agli occhi degli uomini con cui si intratteneva in conversazioni e dissertazioni infinite.

 

(Marzia Gandolfi, MYmovies.it)