OMAGGIO AD AKIRA KUROSAWA
La rassegna sul cinema del maestro giapponese Akira Kurosawa con cinque tra i suoi maggiori successi.
Agosto 2025 @CinemaASTRADescrizione
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Cinema Astra, Piazza Cesare Beccaria 9, Firenze (T. 340 4551859 – attivo negli orari di apertura del cinema).
Il cinema di Akira Kurosawa
La Cineteca di Bologna, con il suo progetto Il Cinema Ritrovato, porta nelle sale italiane i restauri di 5 capolavori di Akira Kurosawa.
Dal 12 al 31 al agosto saranno in sala cinque film realizzati dal maestro giapponese con la casa di produzione Toho tra il 1949 (Cane randagio) e il 1962 (Sanjuro, sequel di Yojimbo che ispirò Per un pugno di dollari di Sergio Leone), passando per Vivere (1952, mai distribuito in Italia) e I sette samurai (1954) distribuito per la prima volta in Italia nella versione integrale di 207 minuti, presentata in anteprima la scorsa estate in Piazza Maggiore a Bologna al festival Il Cinema Ritrovato.
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CANE RANDAGIO
di Akira Kurosawa (Giappone 1949, 122′)
“Inquietante giallo senza i luoghi comuni del genere (Kurosawa mostra di aver perfettamente assimilato i maestri occidentali e sa anche spingersi oltre), impressionante ‘sinfonia dei bassifondi’ (Tokyo città aperta), sconvolgente viaggio iniziatico alla ricerca del proprio alter ego, e al tempo stesso tenera storia di un’amicizia (il maestro e il discepolo), Care randagio è un film teso e dinamico, di una sapienza tecnica e stilistica stupefacente, che pone in maniera estremamente coinvolgente gli eterni problemi cari a Dostoevskij del rapporto dialettico luce-tenebre, bene-male, malavita-difensori dell’ordine” (Aldo Tassone).
di Akira Kurosawa (Giappone 1952, 143′)
“Se lo si può considerare come un seguito di Yojimbo – La sfida del samurai (identico protagonista, che anche se invecchiato di dieci anni non ha perso il vezzo del doppiogioco), Sanjuro è stato realizzato con uno spirito totalmente diverso. Se il primo era un sarcastico e violento pamphlet contro la violenza, il seguito è una raffinata, incantevole favola ironica sui pericoli della violenza, e al tempo stesso un film di iniziazione: suo malgrado, il diabolico Sanjuro è costretto a fare da didaskalos per i giovanissimi samurai e ad andare a scuola di gentilezza dalla signora Mutsuta. Non meraviglia che questa favola al femminile sia piaciuta di più agli adulti che ai giovanissimi, sedotti dagli intrighi e dai duelli di Yojimbo – La sfida del samurai. Anche quando fa un film ‘in due puntate’ Kurosawa non si ripete mai” (Aldo Tassone).
Giovedì 14 agosto ore 16.00 versione originale sott ita
Sabato 23 agosto ore 16.30 versione originale sott ita
di Akira Kurosawa (Giappone 1954, 207′)
XVI secolo. Mentre imperversano le guerre civili, i contadini di un villaggio riescono a convincere sette samurai a difenderli contro una banda di quaranta predoni. In realtà i samurai sono soltanto sei perché il settimo (interpretato dal prodigioso Toshiro Mifune) è un contadino che ha imparato a combattere, personaggio-chiave dell’inedita dialettica sociale del film, fra la casta nobile dei guerrieri in disarmo e il popolo umiliato e offeso. Questo aspetto essenziale del film fu quasi cancellato dai brutali tagli imposti dalla produzione (quaranta minuti per l’edizione giapponese e addirittura settanta per quella internazionale) che impoverirono la complessità di tinte e registri della versione integrale. Di questo capolavoro (uno dei più grandi successi del cinema giapponese) sono ammirevoli la scansione narrativa, la forza plastica e figurativa delle scene di battaglia e il disegno dei personaggi. “I sette samurai è un’epopea a tutti gli effetti – è un’epopea dello spirito umano perché sono davvero pochi i film a essersi spinti così lontano, a mostrare così tanto, per indicare la portata sorprendente e spaventosa del sacrificio, e osando opporre al caos incombente il coraggio personale, il gesto disinteressato e la scelta” (Donald Richie).
Sabato 16 agosto ore 21.00 versione originale sott ita
Domenica 24 agosto ore 17.00 versione originale sott ita
YOJIMBO – LA SFIDA DEL SAMURAI
di Akira Kurosawa (Giappone 1961, 110′)
di Akira Kurosawa (Giappone 1962, 95′)