Vampyr

Il prezioso restauro di uno dei capolavori di Dreyer. Malefici, ombre, enigmatici personaggi, che il protagonista deve affrontare per trionfare sull’occulto e tornare alla luce e all’amore.

da martedì 18 gennaio 2022
restaurato
Sala: Stensen
Lingua: vo sott ita

Descrizione

VAMPYR di Carl Theodor Dreyer (Germania 1932, 73′)

 

Uno dei grandi film della storia del cinema, una delle avventure più enigmatiche e coinvolgenti che gli occhi degli spettatori abbiano mai incontrato, e uno dei restauri più preziosi realizzati dalla Cineteca di Bologna. Realizzato da Dreyer nel 1931, all’indomani del capolavoro La passione di Giovanna d’Arco e dell’avvento del sonoro, liberamente ispirato ad alcuni racconti di Sheridan Le Fanu, Vampyr è un film horror, un film fantastico, un film di nebbie, di luminescenze, di poche parole, di terrificanti rumori. “E quando fu sul ponte, gli vennero incontro i fantasmi”: da qui parte la strana avventura del giovane David, che solo in un paese straniero (forse un sogno, forse il suo inconscio), immerso in un eterno crepuscolo, dovrà affrontare segnali malefici, ombre ambigue, misteriose morti, indecifrabili personaggi per trionfare sull’occulto, invisibile vampiro e poter tornare alla luce e all’amore.


Per Dreyer il vampirismo non è che un pretesto per delle variazioni personali, o meglio un trampolino per esprimere l’ossessivo rituale funebre che è alla radice della sua arte. Tradimento, si esclamerà. Forse. Ad ogni modo, quando ci avviciniamo a quest’opera capitale, che lo si faccia dalla prospettiva del vampirismo, della stregoneria, del misticismo, della passione sacra o profana, le parole e le immagini non hanno più lo stesso senso. Tutto precipita, cede o si sottrae. Non si tratta di un passaggio dal reale all’immaginario (come accade in Buñuel, Cocteau o Franju), ma di penetrazione progressiva in una sorta di mondo intermedio, di limbo dove gli ambienti, i paesaggi, i suoni non hanno più la stessa colorazione, la stessa struttura. Entriamo in un universo ovattato, livido, come rischiarato dalla luna, dove i soli punti di riferimento in teoria rassicuranti, ma che per contrasto finiscono per apparire quasi mostruosi, sono gli oggetti (tavole, lampade, brocche, libri di magia), bizzarre reliquie di una vita anteriore. Il riferimento all’estetica espressionista, sottilmente assimilata, l’apporto di decoratori come Jean Hugo e Hermann Warm, lo stile fotografico di Rudolph Maté (luce radente) non sono sufficienti a spiegare questo totale spaesamento, unico nella storia del cinema. […]
Per amare Vampyr, basta insomma adottare il punto di vista della magia, perfino della pazzia pura e semplice. Non c’è dubbio che Dreyer fosse folle. Folle come Novalis, Swedenborg, Chamisso e Achim von Arnim. Incapace di vedere il mondo così com’è ma deformandolo insidiosamente, cingendolo di un’aura fatta di una strana nebbia lattiginosa. In fondo, Dreyer forse non era che un artista intento a scolpire con amore i suoi sogni. […]
Oserei dire che qui siamo molto vicino all’onirico allo stato puro. Vampyr è un film dell’oltretomba, un film funereo e sepolcrale, che trasforma in ombra e polvere – che dico – in polvere d’ombra tutto ciò che vive e cammina. […] La ruota del tempo scandisce i destini, macina gli esseri e le cose sotto il suo assurdo meccanismo e lascia sussistere solo delle stelle residue.

Claude Beylie, “Midi-Minuit Fantastique”, n. 20, 1968