Vertigo – La donna che visse due volte

L'agente di polizia Scottie deve pedinare la bellissima moglie di un ex compagno di college, che crede di essere la reincarnazione della bisnonna morta suicida. Un indimenticabile Hitchcock nella versione restaurata.

da martedì 26 novembre 2019

Descrizione

Vertigo – La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock (USA 1958, 125′) vo sott ita – restaurato

 

Tratto dal romanzo D’entre les morts scritto da Thomas Narcejac e Pierre Boileau nel 1954.

L’agente di polizia John “Scottie” Fergus (James Steward), durante un inseguimento sui tetti dei grattacieli di San Francisco, ha un incidente: resta aggrappato a un cornicione, soffre di vertigini e rimane completamente paralizzato dalla paura. Un suo collega, nel tentativo di salvarlo, precipita nel vuoto e muore. Questo tragico evento cambia la vita di Scottie, che lascia la polizia.
Un suo ex compagno di college e ricco costruttore navale, Galvin Elster, gli chiede allora di assumere l’incarico di vigilare sulla sua bellissima moglie Madeleine (Kim Novak), la quale, da qualche tempo, ha degli atteggiamenti molto particolari, delle strane ossessioni ed è incline al suicidio. Il marito teme che stia diventando pazza. La donna crede di essere la reincarnazione della bisnonna materna, Carlotta Valdes, la quale, abbandonata dall’amante e privata della figlia nata dalla loro relazione, era morta suicida a 26 anni, la stessa età di Madeleine. Scottie è scettico, esitante, ma quando Elster gli mostra Madeleine rimane folgorato e accetta l’incarico.
Fra tensioni psicologiche e colpi di scena, si sviluppa una storia complessa che vede Scottie assumere le vesti di un fedele innamorato che disperatamente cerca di convincere Madeleine ad accettare il suo aiuto per guarire dalle ossessioni. Ma tutto il suo impegno non potrà evitare l’evolversi di incubi e di “vertigo” che vedranno Scottie in uno stato di assoluta impotenza.

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I mezzi, gli espedienti e le immagini centrali di Vertigo sono come i versi di una poesia: identificabili ma mai ovvi, conservano il loro mistero. I motivi visivi si ripetono con ipnotica insistenza: i fiori, gli alberi, la collana, l’oceano, la chiesa, i corridoi, le scale simili a labirinti di autoinganno le cui spirali sono come inviti all’inferno. L’inizio del film conduce a un’enfasi totalmente irreale: Scottie rimane appeso a una grondaia ed è impensabile che possa sopravvivere nel ‘mondo reale’. Vivo per miracolo, attraversa situazioni non meno difficili da gestire. Come spesso accade in Hitchcock, l’immagine più famosa del film è un insieme di virtuosismo tecnico e di profondo acume psicologico. Il regista disse che l’aveva concepita ripensando a una visione avuta quindici anni prima, in stato di ubriachezza, quando gli era sembrato che tutto si allontanasse. La scena si svolge in un’ex missione spagnola: Madeleine sale le scale del campanile e la paura dell’altezza impedisce a Scottie di seguirla. Quando l’uomo getta uno sguardo di sotto, la tromba delle scale si distorce in un effetto vertigine. Hitchcock capì che il punto di vista doveva essere fisso mentre la prospettiva cambiava nel senso della lunghezza, così finì per usare simultaneamente una carrellata all’indietro e uno zoom in avanti, utilizzando un modellino della tromba delle scale e appoggiando la macchina da presa orizzontalmente per terra (Peter von Bagh).